manifesto

Attore: essere umano.

L’indagine sull’uomo è il punto di partenza. L’attore, in quanto essere umano, ha il ruolo principale; si immerge nei contesti sociali, economici e culturali che vuole raccontare. È il principe Myškin che a tutto si presta e da tutto si lascia oltrepassare, è idiota nel senso più puro del termine, dedito ad un’incosciente propensione al rischio, all’errore, al disequilibrio scenico. La ricerca artistica diviene una questione personale, una questione consustanziale.

Regista: essere umano visionario.

Colui che vede; colui che sa sull’orlo di quale precipizio spingere l’attore vegliando che non cada nel burrone ma anche che non resti troppo al sicuro sui suoi piedi.
Al tempo stesso il regista è aperto alle influenze, o meglio, influenzato dai suggerimenti, dalle indicazioni. Il regista è anche portatore di indagine, di riflessione teorica e di analisi critica.

Compie le sue ricerche in elaborati concettuali in cui sperimenta delle ipotesi. 

Pone alle sue indagini linee di demarcazione che formano griglie di concetto che poi cerca di valicare attraverso la creazione scenica; i suoi spettacoli sono ipotesi di superamento di questi limiti.

Spettatore/Partecipante: essere umano, l’altro.

L’atto creativo si realizza con lo spettatore/partecipante. Se qualcosa succede, succede soltanto nel rapporto tra esseri umani. Può succedere tutto ma solo nel consenso e nel rispetto reciproco.

Compagnia: insieme di esseri umani.

La compagnia ha maturato nel tempo una forte vocazione nomade; ha scoperto la propria identità girovaga dopo aver a lungo elaborato azioni di radicamento nella regione di origine, la Puglia.

Milano, Pescara, Barletta, Fiume, Southend on Sea, sono gli snodi principali della geografia di TB che è segnata su mappe aperte, che travalicano paesi, regioni, lingue.

Errare: vagare, sbagliare, allontanarsi.

Il nomadismo è necessità e progettualità: si riverbera e deriva dalla pratica scenica.

L’attore e il regista si mettono nella condizione di andare incontro all’imprevisto con devozione, alla ricerca dell’errore. Un processo che avanza per approssimazioni successive, per azioni da verificare e falsificare, per errori che svelano e producono nuovi errori. Le prove non finiscono mai. Il processo è il prodotto.

Ironia: condizione socratica necessaria, imprescindibile, fondamentale, ineluttabile.

L’ironia è tra i connotati registici: il regista, nel lavoro con gli attori, si serve di una maieutica metodologica di cui l’ironia è strumento socratico. 

L’ironia è anche tra i connotati attorali: l’attore recita con un costante e disincantato sguardo su se stesso.

Sospensione: condizione dell’animo per la quale si comincia a decidere e poi ci si ritrae.

Nell’atto di creazione, la sospensione, prima di compiere un atto, è nella natura di TB. Si procede per dubbi, si torna sui propri passi, si resta sempre sospesi tra un punto di partenza e infiniti punti d’arrivo. Ci si porta nel grembo artistico la propria creatura con l’esitazione di una primipara.

La creatura è la creazione artistica.

Parola: strumento di comunicazione umana.

Le parole sono destinate al fallimento, sono inadeguate. Nondimeno l’attore permette alla parola istanti di significato e forse d’emozione. L’attore ne fa strumento principale, ma non è lui a usare la parola bensì la parola che lo riempie.

Classico: ritenuto opera esemplare dell’umanità antica dall’umanità contemporanea.

I classici, tragedia o commedia che siano, sono paradigmi di contemporaneità.

Senza abbandonare l’indagine sull’uomo, mettendo a confronto i temi e le epoche, l’attore e il regista lavorano a dar vita a un Frankenstein tutto nuovo: l’uomo moderno plasmato secondo l’eredità del passato; personaggi che si fanno carico di nuove domande, nuove inquietudini e nuove passioni. Non più Medea, ma una prostituta romena, non più Eracle ma un forgotten man.

TB è una compagnia gestita dai direttori artistici Elena Cotugno e Gianpiero Alighiero Borgia.

 

 

 

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