Giacomo

Un intervento d’arte drammatica in ambito politico

“Si può fare teatro raccontando il giorno in cui apparve il fantasma, 
facendo finta che ci sia il fantasma o cercando di far apparire il fantasma. 
Quest’ultimo è un po’ da matti, ma è l’unico cimento che ci interessa.” 
(TB)

progetto Elena Cotugno e Gianpiero Alighiero Borgia
con Elena Cotugno
costumi Giuseppe Avallone
regia Gianpiero Alighiero Borgia

Nel caso di Giacomo il fantasma che vogliamo far apparire non è Matteotti ma il discorso politico, quello vero, incisivo, che si fa destino nella vita degli uomini e storia in quella dei popoli. Il lavoro è incentrato sui verbali integrali di due sedute dell’Assemblea parlamentare che definiscono il rapporto di Giacomo Matteotti con il fascismo: quella del 31 gennaio 1921 in cui il parlamentare socialista denuncia le connivenze tra la forze politiche borghesi guidate da Giolitti e le squadracce fasciste; quella del 30 maggio 1924, l’ultima seduta a cui Matteotti partecipò prima del suo rapimento e del suo brutale assassinio.

Con Giacomo cerchiamo di portare il nostro teatro, che intendiamo come intervento d’arte drammatica in ambito politico, in un territorio di commistione col reale, come già avevamo fatto con Medea per strada e La Città dei Miti, ma nella direzione inversa: portando cioè il documento storico e il discorso politico nei teatri, perché crediamo che, se il teatro vuole riprendersi il suo posto nella polis, sui palcoscenici debbano prendere corpo le parole attorno a cui si costruisce la comunità politica, le parole che sono fondamenta della Repubblica.

Attraverso una liturgia scenica sul conflitto tra violenza e libertà, che è a un tempo un parossistico training d’attrice, Elena Cotugno, due nomination agli UBU e premio Maschere del Teatro, sviluppa un lavoro sul personaggio lontano dalla tradizione italiana della “maschera”, sia parodistica sia documentaristica, e dà il suo corpo di donna ai due discorsi di Matteotti, l’ultimo dei quali segna la vittoria del fascismo e lo stupro della prima acerba democrazia italiana.

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