Filottete dimenticato

da Sofocle
drammaturgia di Fabrizio Sinisi
con Daniele Nuccetelli
consulenza clinica Laura Bonanni
spettacolo per 25 spettatori
progetto e regia di Gianpiero Alighiero Borgia

L’orizzonte di ricerca di Filottete dimenticato, dal testo di Sofocle, è il tema dell’abbandono familiare che segue il manifestarsi di una malattia incurabile. Nello specifico, TB si concentra sulla demenza e su questo tema si è organizzato il lavoro sul campo insieme a Daniele Nuccetelli.
Per Filottete dimenticato non ci sono poltrone comode in una sala buia dalle quali guardare da lontano un Mito che non è più in grado di parlarci e di farsi vedere. Il pubblico sarà accompagnato in un appartamento non distante dal teatro ad incontrare Filottete/Daniele: una abitazione degradata, dove vive isolato tra Chronos e Aion, abbandonato dai suoi, espulso dai civili.
Nessun teatro, nessun luogo pubblico è in grado di contenere l’allucinazione che si fa carne e chiede di essere vissuta e non solo vista, che interpella, che imbarazza.

“O stranieri, chi siete voi che/a questa terra desolata siete approdati?/Qual è la vostra patria,/ditemi, a quale stirpe appartenete.”

Nell’appartamento gli spettatori partecipano alla vita di Filottete, sono coinvolti ancora una volta attraverso un percorso esperienziale nel rituale di vivificazione del mito messo in campo da TB con il progetto del Trasporto dei Miti.
I primi ad accogliere il progetto sono stati gli operatori del “Centro Diurno Integrato per il supporto cognitivo e comportamentale” di Villa Nappi, a Trani, che rivolge la sua attività alle persone affette da qualunque tipo di demenza e ai loro familiari.
In seguito la collaborazione si è estesa al dipartimento di Neurologia dell’Università di Chieti, e grazie all’aiuto della dottoressa Laura Bonanni, TB sta approfondendo lo studio sulla “Demenza da corpi di Lewy” (DLB), una malattia neurodegenerativa, una forma di demenza simile alla malattia di Alzheimer, ma ad esordio più precoce, e correlata spesso a quella di Parkinson ed a sindromi parkinsoniane.

DRAMMATURGIA

Nella tragedia di Sofocle, Filottete, imbarcatosi con i suoi compagni per la guerra di Troia, soffre terribilmente a causa di una ferita infetta e maleodorante alla gamba. I suoi lamenti sono insopportabili per il resto della truppa, che decide così di abbandonarlo sull’isola di Lemno. Dopo dieci anni, Ulisse e Neottolemo tornano a cercarlo perché un oracolo ha rivelato che senza l’arco di Filottete la guerra contro Troia non potrà essere vinta. Ritrovano l’eroe, diventato ormai un vecchio abitante della natura selvaggia dell’isola, in continua lotta con le forze naturali.
Lavoriamo così sullo scandalo del dolore e del corpo, il tabù della malattia, grande rimosso dalla visuale trionfalistica del mondo occidentale. In un mondo che esige uomini felici e in salute, perfettamente funzionali al progresso economico, Filottete è il rimosso per eccellenza, l’espulso, il corpo dello scandalo.

Fabrizio Sinisi

PROGETTO E REGIA

L’idea è di lavorare sullo strazio che consegue all’abbandono dovuto alla malattia, alla sopraggiunta inutilità e alla messa al bando dal mondo “dei civili”.
Abbandonato, confinato nel recinto della sua malattia che, nella riscrittura diventa il profondo disagio mentale di un attore, esposto agli elementi normali del vivere quotidiano con i quali l’uomo è sempre in conflitto, Filottete non risponde più alle regole comprensibili alla vita cosiddetta civile. Qui nasce la tragedia, piccola, domestica, familiare del nostro Filottete.
Nel percorso di studio un mito classico ci rinnova e ci mette in gioco, provoca e ci pone in questo caso innanzi alla realtà di persone, magari malate, magari semplicemente vecchie, svelando cosa succede nell’animo di coloro che non servono più: gli ultimi, gli “inutili”, i rimossi.

Gianpiero Alighiero Borgia

 

Daniele Nuccetelli. Regista, attore di cinema e teatro, docente di recitazione presso alcune Scuole di teatro di Roma.
Si forma in Russia nel biennio 1991-93 presso l’Accademia d’Arte Drammatica di Mosca diretta da Anatolij Vasil’ev e precedentemente allo Studio Fersen di Roma.
Nel 1996 prosegue in Italia i suoi studi con il regista e pedagogo Jurij Alschitz; insieme al regista Alessio Bergamo progetta e promuove per conto del regista russo l’Associazione Protei – Progetti Teatrali Internazionali, uno spazio artistico, con sede a Roma e Berlino, per la produzione di laboratori d’aggiornamento per attori e registi professionisti.
Dopo qualche anno fonda insieme ad un gruppo di attori italiani e russi la Compagnia DinamoTeatro con cui produce laboratori di formazione professionale e spettacoli teatrali di cui è regista.
In teatro mette in scena: Le Serve di J. Genet, Roberto Zucco di B.M. Koltès, Ippia minore di Platone, Rosencrantz e Guildenstern sono morti di T. Stoppard, Sogno di una notte di mezza estate di W. Shakespeare, Il gabbiano di A Cechov.
Scrive la drammaturgia e dirige gli spettacoli Game over, Pilade è morto, Perché se non posso urlarlo nessuno si accorgerà di me (spettacolo finalista Festival InDivenire 2017), Gran finale tre sorelle.

 

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