Possibili

Cabaret mussolini

Autoritratto di un Popolo

Ideazione e regia di Gianpiero Alighiero Borgia
Drammaturgia di Fabrizio Sinisi
Con Elena Cotugno

APPUNTI PER CABARET MUSSOLINI

In questo lavoro partiamo dall’esplorazione di quesiti che sottendono un rapporto intimo, personale, familiare con la materia: quasi tutti ricordano il nonno partigiano, ma molti eclissano il nonno fascista, con quella rapidità che presuppone una coscienza sporca. L’Italia – è questa l’ipotesi di partenza – non ha mai metabolizzato del tutto il suo passato fascista. Per quanto il fenomeno sia stato approfondito da storici e intellettuali, esso resta per grande parte degli italiani un tabù. Differentemente dalla Germania, l’Italia non ha mai affrontato drammaticamente la colpa storica di aver generato una dittatura: Benito Mussolini rimane per essa appunto il Grande Rimosso, diventando – per via di un curioso capovolgimento del costume tipicamente italiano – un bozzetto, un feticcio. Un’icona, sì, ma nell’ombra.
L’autoritratto segreto di un popolo.
Mussolini, come scrive Hans Woller, è solo il “Primo Fascista” fra gli italiani del suo tempo. Come ha intuito Carlo Emilio Gadda in Eros e Priapo, egli ha avuto la capacità di incarnare, impersonandolo, nel proprio corpo, nel proprio personaggio, l’Italiano che tutti – forse senza neanche saperlo – volevano essere, diventando la proiezione dei desideri e delle pulsioni più remote di un’intera nazione.
Mussolini ha fatto convergere su di sé alcuni tratti endemici della cultura e del carattere degli italiani, e li ha trasformati in peculiarità, talenti, mezzi di lotta politica che ancora oggi vediamo esplodere in tutta la loro estensione: la prevalenza della natura sulla cultura, dell’istinto individuale sull’interesse generale, lo spostamento del conflitto dal piano verticale del merito a quello orizzontale della denigrazione personale e morale, la trasformazione sistematica degli avversari in nemici, il pigro elogio della propria arretratezza come tradizione; soprattutto l’ostentazione della propria persona, del proprio corpo, come vero luogo della vita politica.

Il Mussolini di questo progetto, impersonato dall’attrice Elena Cotugno, recentemente impostasi all’attenzione del teatro italiano per la sua Medea per Strada, diventa per paradosso l’italiano per eccellenza, la macchietta del maschio rovesciata in donna, l’oggetto di uno studio analitico, antropologico, psicologico e comportamentale su alcuni tratti dell’italianità che riconosciamo in noi stessi e nei nostri connazionali, con l’ausilio di quella distanza che il tempo e la storia ci consentono.

Il fascismo di Mussolini viene inteso come “la prevalenza del bruto”, cioè la prevalenza della volontà di dominio e sopraffazione, della forza sulla ragione, del conformismo di massa sull’identità individuale. Mussolini è l’ uomo che incarna questa visione e il fascismo è la dottrina politica che la attua, attraverso la pianificazione sistemica: il bruto, prevale. Nella nostra cultura mediterranea, il bruto è prevalentemente il maschio di cui Mussolini vorrebbe incarnare l’essenza tra il politico e l’erotico. Questa fotografia dell’uomo che si pretende fieramente e autenticamente italiano è per noi una radiografia e l’interpretazione del bruto da parte di un’attrice donna, funziona come liquido di contrasto, come nelle radiografie, e ci permette di vedere l’invisibile, di andare ancora più a fondo per esplodere i chiaro-scuri.

La Drammaturgia

A firma di Fabrizio Sinisi, uno dei più importanti giovani talenti del nostro teatro, di recente insignito con il prestigioso Premio Testori per la Letteratura, Cabaret Mussolini si proporrà come una vasta opera brechtiana e polifonica, composta da narrazioni e musiche, dialoghi e monologhi in prima e in terza persona, in una pluralità di attori che fungono sia da personaggi che da narratori, in una continua e incessante moltiplicazione dei punti di vista,
Sono molti infatti gli angoli d’osservazione e gli assi tematici con cui raccontare Mussolini: la travolgente, violenta vitalità che sempre, fin dagli esordi scolastici, ne ha caratterizzato la biografia; l’emersione in lui di un nuovo tipo di uomo, antireligioso e spudoratamente pratico (raramente si ricorda che uno dei suoi primi scritti fu L’uomo e la divinità, un violento pamphlet contro l’esistenza di Dio).
C’è il rapporto con Milano, la città fervente e contraddittoria che l’ha prima incubato e sostenuto e poi giustiziato e irriso; c’è l’agonismo impaziente, tutto contemporaneo, di voler ottenere tutto, senza compromessi, e nel minor tempo possibile. E ancora: il suo orecchio finissimo per ciò che si muoveva nella collettività e nel Paese, la capacità di cogliere i cambiamenti del proprio tempo; l’uso precoce e brutale dei mass-media per attaccare il governo legittimo e fomentare proprio nello scontro con esso la propria personale idea di rivoluzione “dal basso”; la diffidenza nei confronti della cultura; il rapporto col Femminile, sempre sopraffattore e sempre colpevole.

L’approccio

La gestazione dello spettacolo avviene a seguito di un percorso di studio di alcuni autori di riferimento: De Felice, Montanelli, Scurati, Woller, Longanesi, Flaiano, Petrolini, attraverso una creazione corale che vede sin da principio, nelle fasi di ideazione e scrittura, il coinvolgimento degli attori e l’affiancamento al regista e al drammaturgo anche di un compositore e di un coreografo, oltre che di scenografo, costumista e light designer.

ERCOLE L’INVISIBILE

di Fabrizio Sinisi
ideazione e regia Gianpiero Alighiero Borgia

Progettare errori è possibile? Secondo noi è inevitabile. Un esito è sempre il più evoluto, il più accettabile degli errori, quello che decidiamo di farci andare bene.
Non possiamo accettare i nostri errori solo perché non possiamo permetterci di perdere persone, denaro, tempo.
Lavorare mesi con un attore, un professionista di cui si ha stima, fare tre repliche e poi decidere che quello che abbiamo fatto non ci va bene è doloroso.
Riprovare, proporre lo stesso lavoro a un altro attore e alla fine rendersi conto che non va ancora bene può far dubitare di se stessi.
È andata così con Eracle, odiatore diventato dopo un debutto a Castrovillari Studio sull’Eracle,  per il debutto a Barletta.
Due possibilità per uno spettacolo che ha ricevuto, per entrambe le versioni, commenti positivi da parte dei critici e del pubblico.
Adesso siamo SOSPESI e così questo Ercole, invisibile, continua a crescere, continua a interrogarci.

(“Quella bianca voglio, quella bianca”
Melville – Moby Dick. )

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