Mm Kabarett

progetto e regia Gianpiero Alighiero Borgia
con la collaborazione di  Elena Cotugno
testi di De Felice, Canali, Woller, Giovanni ed Emilio Gentile, Tarquini, Mosse, Mussolini, Matteotti, Rensi, Pasolini, Gramsci, D’Annunzio, Turati, Amendola, Bidussa, Sternhell, Galeotti, Fossati, Mower, Ludwig

“Un paese che legge la propria storia come avanspettacolo,
invecchia senza crescere?”

Gianpiero Alighiero  Borgia

IL PROGETTO

In Italia, dimenticando probabilmente cosa sia stato il Fascismo Storico, riemerge ciclicamente la questione se stia o meno tornando: si attribuiscono sovente ai leader dai tratti caratteriali più decisionisti preoccupanti somiglianze con la figura di Mussolini. Oggi il tema è di nuovo di prepotente attualità, come dimostrano i linguaggi adottati dalla politica, la folta pubblicistica alla continua ricerca di parallelismi con quell’epoca e le recenti e riuscite operazioni di scrittori come Antonio Scurati e Ian Kershaw.
Questo progetto si propone invece di indagare sull’uomo e sull’Italia di oggi attraverso la lente d’ingrandimento della sua storia e di compiere quest’indagine nel teatro e con i mezzi del teatro.
Mussolini e il fascismo hanno messo in luce il carattere principale e terribile di ogni totalitarismo: l’uso strumentale della violenza. Mussolini intuisce – o provoca – il momento in cui far saltare il tavolo, in cui utilizzare la violenza per liberare altra violenza. A questa progressiva emersione e legittimazione della violenza come strumento di lotta politica, tra gli altri, si oppone eroicamente, con continui interventi provocatori e radicali sui giornali, nelle piazze e soprattutto in parlamento il deputato socialista Giacomo Matteotti, il cui vile e abietto assassinio rappresenta l’evento simbolico della fine della democrazia.

L’Italia – è questa l’ipotesi di partenza – non ha mai metabolizzato del tutto il suo passato fascista. Per quanto il fenomeno sia stato approfondito da storici e intellettuali, esso resta per grande parte degli italiani confinato nell’ambito del tabù o della banalizzazione (il fascismo come dittatura benevola che godeva di un largo consenso degli italiani e che ha dato loro uno Stato, commettendo solo pochi errori, le leggi razziali e l’entrata nella Seconda guerra mondiale, ecc.).
Differentemente dalla Germania, l’Italia non ha mai affrontato fino in fondo la colpa storica di aver generato una dittatura: Benito Mussolini rimane per essa il Grande Rimosso, diventando – per via di un curioso capovolgimento del costume tipicamente italiano – un bozzetto, un feticcio, un personaggio come Cristoforo Colombo o Padre Pio. Un’icona, sì: ma in ombra. L’autoritratto segreto di un popolo.

La storia della democrazia è una storia di progressiva limitazione della violenza tramite strutture e ordinamenti di mediazione, il fascismo costituisce la “liberazione” di quella violenza. E Mussolini e l’Italia sono stati il laboratorio, l’esperimento di questo uso “liberatorio” e cinico della violenza.
L’assassinio Matteotti è la perenne istantanea del momento in cui l’uomo cede alla tentazione della forza.
MM Kabarett diventa così uno studio sull’Italia, sull’italiano, sull’uomo occidentale; su Caino e Abele, su Jeckyll e Hyde, su Mussolini e Matteotti; sul paradigma della nuova, moderna, raziocinante violenza fisica, politica, mediatica, linguistica.

 

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